domenica, maggio 04, 2008

Viaggio a Costantinopoli

Nonostante i vari impegni che ormai occupano gran parte della mia vita, c' è stato il tempo di fare una piccola vacanza di quattro giorni.
Era da molto tempo che desideravo visitare Istanbul. Tanti amici me ne avevano decantate le bellezze. In verità non sapevo davvero cosa aspettarmi da questa città e sono partita alla ricerca di qualcosa.
Se vorrete un giorno recarvi ad Istanbul, vi segnalo una guida sorprendente, puntuale e piena di poesia: "Costantinopoli" di Edmondo De Amicis. Lo so, per parecchi di noi il nome di De Amicis è legato a ricordi di infanzia. Chi da bambino non ha letto il libro "Cuore" e si è commosso con i suoi racconti? Ebbene De Amicis è stato anche un eccezionale reporter di viaggi e "Costantinopoli" ne è un esempio straordinario. La sua lettura mi ha fatto comprendere tante cose che altrimenti non avrei neppure notato.
Certamente quattro giorni sono pochi per respirare pienamente l'atmosfera di Istanbul, ma possono essere un buon inizio per apprezzarne cultura e architettura.
De Amicis la descrive come una città cosmopolita, residenza e luogo di incontro di stranieri da tutta l'Europa, centro culturale e culla di una civiltà antica.
Ancora adesso questo antico splendore è presente nella grandiosità delle Moschee, in particolare della Mosche Blu, dal colore delle ceramiche che la decorano al suo interno.
Aya Sophia, che Ataturk ha regalato a tutti facendola diventare un museo dopo che era stata Basilica e poi Moschea, ci lascia a bocca aperta per la sua enormità e per i suoi magnifici mosaici in corso di restauro.
L'antico lascia lo spazio al moderno: mezzi pubblici moderni ed efficienti. Controlli rigidissimi all'aeroporto dove , tuttavia, non vige ancora il divieto di fumo.
La passeggiata sul Bosforo ci ha offerto dei panorami mozzafiato grazie anche alle splendide giornate che ci hanno accompagnato.
Il Gran Bazar è un vero e proprio labirinto. Occorre una mappa per poterlo percorrere senza perdersi. All'interno si può trovare di tutto, anche se la mia cronica incapacità di saper e voler contrattare mi ha impedito di fare acquisti.Nella città vecchia moltissime sono le donne velate, molte di più di quanto avrei mai immaginato. La giornata è scandita dal richiamo alla preghiera dei muezzin che risuona in tutta la città. Gli uomini si avvicinano velocemente alle moschee e si purificano con l'acqua delle fontane poste al di fuori. In alcune non c'è posto all'interno così sono costretti a pregare all'aperto, ma sempre con lo sguardo rivolto alla Mecca. Intorno la città si muove, vive. Venditori di simit ad ogni angolo di strada. Ci rinfreschiamo con una spremuta di melograno.
Le pasticcerie sono colme di prelibatezze a base di miele, talmente belle da vedere che quasi non si vorrebbe mangiarle.
Topkapi ci trasporta in un mondo lontano, quello dei sultani e le loro incommensurabili ricchezze. Ammiriamo il famoso pugnale tempestato di diamanti e smeraldi e il famoso diamante del cucchiaio.
Un fascino particolare è offerto dall'harem. Mi sorprendo al pensiero che queste stanze siano state abitate dalle concubine del sultano fino all'inizio del secolo scorso. Ambienti sontuosi, che tuttavia mi lasciano l'amaro in bocca così come quelli abitati dagli eunuchi.
[Gli eunuchi]
Ma vi sono altri esseri, a Costantinopoli, che fanno più compassione dei cani, e son gli eunuchi, i quali, come s'introdussero fra i turchi malgrado i precetti formali del Corano che condannano questa infame degradazione della natura, sussistono ancora, malgrado la legge recente che ne proibisce il traffico, poichè è più forte della legge la scellerata avidità dell'oro che fa commettere il delitto, e l'egoismo spietato che se ne vale. Questi disgraziati s'incontrano ad ogni passo nelle strade, come s'incontrano, ad ogni passo nella storia. In fondo a ogni quadro della storia turca, campeggia una di queste figure sinistre, colle fila d'una congiura nel pugno; coperto d'oro o intriso di sangue, vittima, o favorito, o carnefice, palesemente od occultamente formidabile, ritto come uno spettro all'ombra del trono, o affacciato allo spiraglio d'una porta misteriosa. Così per Costantinopoli, in mezzo alla folla affaccendata dei bazar, tra la moltitudine allegra delle Acque dolci, fra le colonne delle moschee, accanto alle carrozze, nei piroscafi, nei caicchi, in tutte le feste, in tutte le folle, si vede questa larva d'uomo, questa figura dolorosa, che fa colla sua persona una macchia lugubre su tutti gli aspetti ridenti della vita orientale. Scemata l'onnipotenza della corte, è scemata la loro importanza politica, come rilassandosi la gelosia orientale, è diminuita la loro importanza nelle case private; i vantaggi del loro stato son quindi molto scaduti; essi non trovano più che assai difficilmente nella ricchezza e nella dominazione un compenso alla loro sventura; non si trovano più i Ghaznefer Agà che consentono alla mutilazione per diventar capi degli eunuchi bianchi; tutti sono ora certamente vittime, e vittime senza conforti; comprati o rubati bambini, in Abissinia od in Siria, uno su tre sopravvissuti al coltello infame, e rivenduti in onta alla legge, con una ipocrisia di segretezza, più odiosa d'un aperto mercato. Non c'è bisogno di farseli indicare, si riconoscono all'aspetto. Son quasi tutti d'alta statura, grassi, flosci, col viso imberbe e avvizzito, corti di busto, lunghissimi di gambe e di braccia. Portano il fez, un lungo soprabito scuro, i calzoni all'europea e uno staffile di cuoio d'ippopotamo, che è l'insegna del loro ufficio. Camminano a lunghi passi, mollemente, come grandi bambini. Accompagnano le signore a piedi o a cavallo, davanti e dietro le carrozze, quando uno, quando due insieme, e rivolgono sempre intorno un occhio vigilante, che al menomo sguardo o atto irriverente di chi passa, piglia un'espressione di rabbia ferina che mette paura e ribrezzo. Fuor di questi casi, il loro viso o non dice assolutamente nulla, o non esprime che un tedio infinito d'ogni cosa. Non mi ricordo d'averne visto ridere alcuno. Ce ne sono dei giovanissimi, che par che abbiano cinquant'anni; dei vecchi, che sembrano adolescenti invecchiati in un giorno; dei molto pingui, tondi, molli, lucidi, che sembrano enfiati o ingrassati apposta come bestie suine; tutti vestiti di panni fini, puliti e profumati come damerini vanitosi. Ci sono degli uomini senza cuore che passando accanto a quei disgraziati li guardano e ridono. Costoro credono forse che, essendo così come sono fin dall'infanzia, non comprendano la loro sventura. Si sa invece che la comprendono e che la sentono; ma se anche non si sapesse, come si potrebbe dubitarne? Non appartenere ad alcun sesso, non essere che una mostra d'uomo; vivere in mezzo agli uomini e vedersene separati da un abisso; sentir fremere la vita intorno a sè, come un mare, e dovervi rimanere in mezzo, immobili e solitarii come uno scoglio; sentire tutti i propri pensieri e tutti i sentimenti strozzati da un cerchio di ferro che nessuna virtù umana potrà mai spezzare; aver perpetuamente dinanzi un'immagine di felicità, a cui tutto tende, intorno a cui tutto gira, di cui tutto si colora e s'illumina, e sentirsene smisuratamente lontani, nell'oscurità, in un vuoto immenso e freddo, come creature maledette da Dio; essere anzi i custodi di quella felicità, la barriera che l'uomo geloso mette fra i suoi piaceri ed il mondo, il puntello con cui assicura la sua porta, il cencio con cui copre il suo tesoro; e dover vivere tra i profumi, in mezzo alle seduzioni, alla gioventù, alla bellezza, ai tripudi, colla vergogna sulla fronte, colla rabbia nell'anima, disprezzati, scherniti, senza nome, senza famiglia, senza madre, senza un ricordo affettuoso, segregati dall'umanità e dalla natura, ah! dev'essere un tormento che la mente umana non può comprendere, come quello di vivere con un pugnale confitto nel cuore. E questa infamia si sopporta ancora, questi sventurati passeggiano per le vie di una città d'Europa, vivono in mezzo agli uomini, e non urlano, non mordono, non uccidono, non sputano in viso all'umanità codarda che li guarda senza arrossire e senza piangere, e fa delle associazioni internazionali per la protezione dei gatti e dei cani! La loro vita non è che un supplizio continuo. Quando le donne non li trovano arrendevoli ai loro intrighi, li odiano come carcerieri e come spie, e li torturano con una civetteria crudele, sino a farli diventar furiosi o insensati, come il povero eunuco nero delle Lettere persiane quando metteva nel bagno la sua signora. Tutto è sarcasmo per loro: portano dei nomi di profumi e di fiori, per allusione alle donne di cui sono custodi: sono possessori di giacinti, guardiani di gigli, custodi di rose e di viole. E qualche volta amano, gli sciagurati! perchè in loro delle passioni sono spenti gli effetti, non le cause; e son gelosi, e si rodono e piangono lagrime di sangue; e qualche volta, quando uno sguardo procace si fissa in volto alla loro donna, e s'accorgono che è corrisposto, perdon la ragione e percuotono. Al tempo della guerra di Crimea un eunuco diede una frustata in viso ad un ufficiale francese, e questi gli spaccò il cranio con una sciabolata. Chi può dire che cosa soffrano, come li desoli la bellezza, come li strazii un vezzo, come li trafigga un sorriso, e quante volte mentre al loro orecchio arriva il suono d'un bacio, la loro mano afferra il manico del pugnale! Non è meraviglia che nel vuoto immenso del loro cuore non attecchiscano per lo più che le passioni fredde dell'odio, della vendetta e dell'ambizione; che crescano acri, mordaci, pettegoli, pusillanimi, feroci; che siano o bestialmente devoti o astutissimamente traditori, e che quando sono potenti, cerchino di vendicarsi sull'uomo dell'affronto che fu fatto in loro alla natura. Ma per quanto siano intristiti, sentono sempre nel cuore il bisogno prepotente della donna, e poichè non possono averla amante, la cercano amica; si ammogliano; sposano delle donne incinte, come Sunbullù, il grand'eunuco di Ibraim I, per avere un bambino da amare; si fanno un arem di vergini, come il grand'eunuco di Ahmed II, per avere almeno lo spettacolo della bellezza e della grazia, l'amplesso affettuoso, un'illusione d'amore; adottano una figliuola per aver un seno di donna su cui chinare la testa quando son vecchi, per non morire senza sapere che cos'è una carezza, per sentire nei loro ultimi anni una voce amorosa dopo aver sentito per tutta la vita il riso dell'ironia e del disprezzo; e non son rari quelli che, arricchiti alla corte o nelle grandi case, dove esercitano insieme l'ufficio di capi degli eunuchi e d'intendenti, si comprano, vecchi, una bella villetta sul Bosforo, e là cercano di dimenticare, di sopire il sentimento della propria sventura nell'allegrezza delle feste e dei conviti. Fra le molte cose che mi furon dette di questi infelici, una mi è rimasta viva più di tutte nella memoria; ed è un giovane medico di Pera che me l'ha raccontata. Confutando gli argomenti di chi crede che gli eunuchi non soffrano: - Una sera, - mi disse, - uscivo dalla casa d'un ricco musulmano, dov'ero andato a visitare per la terza volta una delle sue quattro mogli malata di cuore. All'uscire come all'entrare m'aveva accompagnato un eunuco gridando le solite parole: - donne, ritiratevi! - per avvertir signore e schiave che un uomo era nell'arem, e che non dovevano lasciarsi vedere. Quando fui nel cortile, l'eunuco mi lasciò, ed io mi diressi solo verso la porta. Nel punto che stavo per aprire, mi sentii toccare il braccio, e voltandomi, mi vidi dinanzi, così tra il chiaro e lo scuro, un altro eunuco, un giovanetto di diciotto o vent'anni, di aspetto simpatico, che mi guardava fisso con gli occhi umidi di lagrime. Gli domandai che cosa voleva. Titubò un momento a rispondere, poi m'afferrò una mano con tutt'e due le mani, e stringendomela convulsivamente mi disse con una voce tremante, in cui si sentiva un dolore disperato: - Dottore! Tu che sai un rimedio per tutti i mali, non ne sapresti uno per il mio? - Io non so dire quello che produssero in me queste semplici parole; volli rispondere, mi mancò la voce, e non sapendo nè che fare nè che dire, apersi bruscamente la porta e fuggii. Ma per tutta quella sera e per molti giorni dopo, mi parve di vedere quel giovane e di sentir quelle parole, e più d'una volta dovetti far forza a me stesso per non piangere di pietà. - O filantropi, pubblicisti, ministri, ambasciatori, e voi, signori deputati al Parlamento di Stambul e senatori della mezzaluna, levate un grido, in nome di Dio, perchè questa sanguinosa ignominia, questa orrenda macchia dell'onore umano, non sia più nel ventesimo secolo che una memoria dolorosa come le carneficine della Bulgaria (Costantinopoli, Edmondo De Amicis)
Il mercato del pesce risuona dei richiami dei pescatori che invitano all'acquisto. I ristoratori escono per comprare al momento il pesce che abbiamo chiesto di mangiare.
E poi tutto intorno venditori di Kebab. Ne prendiamo due al prezzo di tre lire turche. Una cifra ridicola per tanto gusto!
Proviamo una cena ottomana in un vecchio e famoso ristorante che prende il nome da un famoso pittore turco: Rami Uluer. L'atmosfera decadente mi ricorda l'Orient Espress.
Poi attraversiamo il ponte di Galata e ci affacciamo nella Istanbul moderna.
Istiklal Kaddesi è una via pedonale attraversata da un vecchio tram. Ci si arriva prendendo la funicolare che si ferma a Tunel. Su entrambi i lati ci sono i negozi, gran parte dei quali li possiamo trovare ormai in tutto il mondo. E' l'occasione per fermarsi in un caffè a bere un bicchiere di çai, il tè turco che tutti sorseggiano in qualsiasi ora del giorno. Inaspettatamente ci troviamo in mezzo ad una manifestazione non autorizzata di curdi. La polizia ha una reazione per noi, e molti altri a passeggio, inaspettata: disperde la folla con gli idranti, gas lacrimogeno e spari in aria. Corriamo anche noi e ci rifugiamo in un palazzo, non riuscendo a capire cosa sta accadendo e con la gola irritata dal gas. Usciamo qualche minuto dopo, è finito tutto, la folla è stata dispersa la polizia si ritira e noi chiediamo in giro cosa è accaduto. Sembra che questo sia il metodo per reprimere le manifestazioni non autorizzate. Un libraio ci dice:"Noi abbiamo la democrazia, ma non si manifestasenza permesso, la polizia ha fatto bene!" . A noi sembrava qualcosa di più grave, scene da G8 a Genova, per la verità, ma tutti ci assicurano che non è niente di grave e che accade spesso. La vita riprende come se nulla fosse accaduto, il viale si riempie per gli acquisti. Chi è appena arrivato non sa neppure cosa è accaduto! Per la verità io ho avuto una paura pazzesca. Eppure la nostra guida ce lo aveva detto: se non andate nella città nuova non assaporerete la vita di un abitante di Istanbul!
La paura quando passa ci mette una gran fame e il desiderio di riposare le gambe che sembrano pesantissime. Per la scelta del ristorante ci fidiamo dei turchi e entriamo in un locale da loro frequentato. Sicuramente non un posto da turisti. Ottimo kebab e una gustosa pizza turca.
Riprendiamo la nostra passeggiata verso il Pera Palace Hotel, lì dove Agatha Christie passò il suo tempo insieme a tanti personaggi noti del primo Novecento.
Purtroppo è chiuso per restauro, ma fuori presenta delle gigantografie di Ataturk in abiti eleganti e in occasioni ufficiali.
Facciamo qualche acquisto, in particolare tè turco, dolci e i bicchierini per il tè che in questi giorni ho visto ad ogni angolo di strada. Mi ha colpito l'agilità degli uomini che in mezzo alla folla vagano con i vassoi ricolmi di bicchieri di tè!
E' ora di partire. L'aereo ci riporta a casa, ma non affievolisce il mistero di questa città.

martedì, aprile 29, 2008

Busy girl


Che giornata uggiosa! Ero convinta che la primavera fosse già arrivata ed invece eccoci con un cielo London style. Poco male, tanto non è tempo di passeggio.
Approfitto di questo momento di pausa per ringraziare tutti coloro che sono passati a trovarmi. Un saluto speciale va a Czambro101 che scrive un blog tutto in... Esperanto! Vi consiglio di darci un'occhiata e testare quanto riuscite a capire di questa lingua straordinaria. E' stato emozionante scoprire che una mia ricetta è stata tradotta in Esperanto e inserita sul suo blog!
A presto,
Saffron

martedì, aprile 08, 2008

Lavori in corso



Ciao a tutti,
devo proprio dirlo, non ne posso più di vedere questa foto del battuto! Che noia!
Sono quasi 6 mesi che non posto più e mi dispiace parecchio di aver abbandonato la mia casa virtuale. Purtroppo i casi della vita mi hanno portato lontano dalla cucina. Il lavoro sta assorbendo gran parte della mia vita, ma sono certa che tutti i sacrifici che sto facendo mi faranno raccogliere molti frutti.
Ci vediamo presto con tante novità!
Un abbraccio a tutti!

venerdì, novembre 23, 2007

Un Battuto...un po' piccante!

Nonostante la mia lunga assenza e la ormai naturata abitudine a mangiare cose semplici, sane e veloci, mi sta tornando la voglia di preparare anche qualcosa di più laborioso.
Questa volta ho provato a fare con le mie manine una salsina con la quale accompagnare degli involtini di carne di vitello.
Come vi ho già detto molte volte, sia io che Pepper siamo amanti dei sapori forti, piccanti. Bene, questa ricetta è piuttosto piccante!
La abbiamo mangiata qualche sera fa, quando, nonostante il mio solito rientro a casa dopo le 20,30, avevo ancora le forze di fare un giro in cucina.

Involtini
4 fettine di vitello (le mie erano piuttosto grandi, comprate da un allevatore abruzzese) 1 hg di prosciutto dolce 1/2 mozzarella di bufala olio, sale, pepe nero, cipolla rossa
Disponete su un tagliere le fettine di carne e copritele con un po' di pepe nero. Stendete su ogni fettina1 fetta di prosciutto, un po' di mozzarella tagliata a cubetti, avvolgete le fettine e richiudetele con degli stuzzicadenti. In un tegame alto versate un cucchiaio di olio d'oliva, mettete 1/2 cipolla rossa tagliata sottile, fate scaldare per un minuto e rosolate su ogni lato gli involtini. Aggiungete 1 bicchiere di vino bianco e 2 bicchieri di acqua calda e fate cuocere per una mezz'ora girando di tanto in tanto gli involtini.
Battuto
10 pomodori secchi 20 olive verdi denocciolate 20 olive nere denocciolate 1/2 cipolla rossa tagliata sottile 2 cucchiai di olio 1 cucchiaio di peperoncino rosso maccinato
Ponete tutti gli ingredienti del mixer e azionatelo fino a raggiungere la consistenza di battuto desiderata (io l' ho messo in moto per 30 secondi). Travasate il composto in un padellino e scaldatelo sulla fiamma bassa stando attenti a non farlo attaccare al fondo.
Una volta pronti gli involtini, conditeli con il battuto.
Attenti al peperoncino, io forse ho esagerato un po'!
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venerdì, novembre 16, 2007

Riso gratis per tutti!!


Mi piace molto leggere il blog Naked Translation. La sua autrice, Céline, è una traduttrice professionista dall'inglese al francese e viceversa.
I suoi post mi danno sempre degli ottimi spunti per riflettere sulla bellezza e complessità dei linguaggi, di conoscere il mondo dei traduttori e le avventure di cui si rendono protagonisti.
Qualche tempo fa da lei ho trovato una iniziativa molto interessante per migliorare il mio Inglese e fare felici molte persone, Free Rice.
Si tratta di un quiz molto divertente, si parte da una parola e bisogna indovinare a quale tra le altre quattro proposte corrisponde il suo significato.
Per ogni parola indovinata, doni 10 chicchi di riso attraverso le Nazioni Unite alle persone che ne hanno bisogno, e sapete tuttiquante sono!
Se avete qulche minuto di pausa, oggi regalate un po' di riso!

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martedì, novembre 13, 2007

Ritorno con Timballo!

Come avevo detto, questo è stato un periodo molto impegnativo per me: lavoro, qualche preoccupazione familiare e nuove idee.
Per fortuna le preoccupazioni sono svanite e le nuove idee si sono sviluppate.
Di questo sono molto contenta!
Certo non sono stati momenti di forte creatività culinaria, ma, vi assicuro, in casa si è mangiato!
Quella che voglio proporvi oggi è una ricetta "istituzionale" della mia famiglia.
E'il piatto forte di mia madre, di mia zia e di mia nonna prima di loro! Le grandi donne che mi sono sempre state accanto e dalle quali ho imparato tutte le cose più importanti della mia vita.
E' il piatto principale delle feste, delle riunioni di famiglia, del periodo invernale.
Ed ecco la ricetta:
Timballo
Ingredienti per 4 (o 2 abbondanti)
4 fogli di pasta per lasagna (mia madre storcerà i baffi, ma la pasta all'uovo in casa proprio non ho il tempo di prepararla)
350 gr di carne macinata (la migliore)
250 gr di piselli
1 lt di passata di pomodoro
besciamella q.b.
parmigiano reggiano
1 mozzarella
burro
cipolla
olio e.v.o.
1 bicchiere di vino rosso

Cominciamo con la preparazione della salsa. In una pentola ampia ho fatto rosolare in 2 cucchiai di olio e.v.o. una cipolla rossa tagliata sottile e ho aggiunto la carne macinata. Dopo un paio di minuti ho aggiunto i piselli e un bicchiere di vino rosso. Poi la passata di pomodoro. Ho mescolato e fatto andare per una mezz'ora a fuoco lento, girando di tanto in tanto e aggiustando di sale.
Nel frattempo ho sbollentato velocemente le sfoglie di pasta all'uovo, ho tagliato la mozzarella a cubetti, grattugiato il parmigiano e scaldato la besciamella.
In una teglia ho spalmato una piccola quantità di besciamella e ho disteso un foglio di pasta all'uovo, ho versato la salsa di pomodoro, ho aggiunto la mozzarella a dadini, il parmigiano grattugiato e qualche pezzettino di burro.
Ho sovrapposto un'altra sfoglia di pasta all'uovo e ho continuato con la farcitura fino a terminare tutte le sfoglie.
L'ultima l'ho guarnita con un po' si salsa e un po' di besciamella.
Ho inserito nel forno già caldo a 180° per 30 minuti.
Da leccarsi i baffi!

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mercoledì, ottobre 03, 2007

Quale personaggio di Jane Austen ti somiglia di più?

Ultimamente sono latitante. E' un periodo piuttosto impegnativo sia dal punto di vista professionale che personale.
Spero di tornare presto a raccontare cose interessanti e magari a cucinare qualcosa di goloso.
Intanto vi lascio con questo quiz che ho trovato da Delizia .


I am Emma Woodhouse!
Take the Quiz here!

E' solo un quiz, ma ho apprezzato il risultato.
Emma è il personaggio che preferisco di Jane Austen e mi piace molto anche Gwyneth Paltrow che l'ha interpretato.
I miei amici più cari dicono che le somiglio molto, ma, ripeto, si tratta dei miei amici più cari!
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venerdì, settembre 28, 2007

Liberiamo la Birmania!

Non di solo pane...



....supportiamo quanti stanno lottando pacificamente per liberare la Birmania!
http://www.burmacampaign.org.uk/

martedì, settembre 25, 2007

MEME

Accetto con piacere l'invito di Roberto di "Esalazioni Etiliche" e mi appresto a dirvi 8 cose su di me!
1. S: sì, lo so è solo una delle lettere dell'alfabeto, ma per me ha un significato speciale. E' la lettera con cui iniziano il mio nome, il mio cognome e il mio pseudonimo!
2.
Zafferano: è una delle spezie che mi ha sempre affascinato. Da bambina era molto complicato farmi mangiare, non ne avevo mai voglia e presentavo una certa pigrizia a voler provare cibi nuovi. Mia madre mi rendeva felice quando mi preparava il noto risotto alla milanese. Mi piaceva quel suo colore giallo che derivava proprio dalla presenza dello zafferano, la prima spezia che ho assaggiato in vita mia. Non potevo non chiamarmi Saffron!
3.
U.K.
: Si sarà capito che sono follemente innamorata del Regno Unito? Mi piace tutto: la lingua, il clima uggioso, la guida alla rovescia, eggs and bacon, Shakespeare e, ovviamente, Londra. Lo so, ognuno ha i suoi difetti!
4.
Camilla: di lei ho già parlato, è la mia cagnolona di quasi 9 anni. 38 kg di pelo, affetto e un pizzico di sana follia. Essendo la sua padrona non sarò obiettiva, ma è BELLISSIMA!
5.
George Michael: è stato il mio primo fidanzato ufficiale!...scherzo naturalmente, ma a 14 anni ero davvero "innamorata" di lui. Avevo tutti i suoi dischi, poster e giravo con alcune sue foto nello zaino. Il fatto che lui da tempo abbia un compagno mi ha in un certo senso tranquillizzata...insomma non ho mai avuto speranze! E' rimasto comunque uno dei miei artisti preferiti e le sue canzoni mi hanno accompagnato in molti momenti della mia vita(vedi concerto del 21 luglio a Roma).
6.
Gelato: questa è davvero una cosa curiosa. Ho mangiato il mio primo cono gelato a 12 anni. Da allora per me il cono è sempre e solo con nocciola, fiordilatte e panna. Come sono monotona!

7.
Libri: vivrei in una libreria. Adoro leggere. Per me è il miglior passatempo che ci possa essere. Con i libri ho trascorso dei momenti indimenticabili in mondi lontani, con i personaggi più diversi. Da bambina non vedevo l'ora di avere un po' d'influenza. Mia madre mi regalava sempre dei libri e io mi stendevo sul divano, avvolta da un plaid e leggevo, leggevo...

8.
P: un'altra lettera dell'alfabeto! P è Pepper che nella vita si chiama....P. Questo blog è nato anche grazie a lui, vittima dei miei esperimenti culinari e giudice implacabile!
Chiudo e passo la parola a:
Dolcetto
Orchidea
Tulip
Excalibur
JAJO
Imma
Giovanna
Cuochetta


sabato, settembre 22, 2007

Inverness: K's Tea Room e Hootananny Ceilidh Cafè Bar

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Una volta ad Inverness, siamo rimasti incantati da questa piccola cittadina (appena 50.000 abitanti) attraversata dal fiume Ness.
Capitale delle Highlands, è ricca di musei, un castello giacobita ricostruito nell'800 e ristoranti, pub e locali che ne fanno anche un centro turistico molto apprezzato.
Durante le 2 giornate trascorse ad Inverness, abbiamo scelto come "residenza" l'Hotel Alexander , centralissimo bed & breakfast gestito dai coniugi Nisbet. L'ambiente è curatissimo con stanze accoglienti e romantica vista sul fiume. La signora Nisbet ci ha accolto con un gran sorriso e tanta cordialità, pregandoci di voler segnalarle ogni sera le preferenze per il breakfast del mattino seguente.
La prima colazione non ci ha mai deluso: Full English Breakfast o Salmone Scozzese con uova strapazzate, porridge, coppe di frutti di bosco. Buona e così abbondante da farci tranquillamente arrivare fino al pomeriggio senza fame!
Così di ritorno da una gita a Loch Ness e dispiaciuti di non essere riusciti ad incontare Nessie, ci siamo recati alla Victorian Arcade. Si tratta di un piccolo centro commerciale di epoca vittoriana, recentemente ristrutturato. All'interno i classici negozi con prodotti delle Highlands, gioiellerie, sartorie, negozi per collezionisti e una deliziosa sala da tè: K's.
L'ambiente è piccolino su due livelli, i tavoli sono apparecchiati tutti con stoviglie e tovaglie divers> le cameriere hanno la classica divisa nera con grembiule bianco.
Si possono gustare ottimi sandwich preparati al momento, una grande varietà di scone, riposti in questa dispensa torte di ogni tipo e, naturalmente, fiumi di tè.
Io ho scelto questa Cheesecake al Cioccolato Bianco.

Posso dirvi che ne avrei mangiato volentieri un'altra fetta!
In serata abbiamo fatto un salto in un locale che è una vera e propria istituzione ad Inverness, l' Hootananny, lo Scottish Ceilidh Cafè Bar.E' un pub molto speciale dove ogni sera ci sono concerti di artisti scozzesi. Naturalmente il locale era pieno ed accompagnati da un boccale di birra abbiamo ascoltato l'artista della serata, Sarah Macbeth. La sua bella voce e il ritmo incalzante hanno reso la serata indimenticabile.(le foto dell' Hootannany sono tratte dal sito www.hootananny.com)
Hootananny
61 Church Street,
Inverness. IV1 1ES

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martedì, settembre 18, 2007

Loch Lomond: l'Oak Tree Inn di Balmaha

Nel nostro tour Scozzese, non poteva mancare una sosta a Loch Lomond. Situato a pochi km a nord di Galsgow, Loch Lomond è il Loch con la maggior superficie d'acqua e contiene ben 38 isole.
E' il posto ideale per trascorrere delle vacanze in relax, navigando sulle sue acque o ammirando il paesaggio, o sportive, passeggiando nei boschi circostanti.Noi ci siamo fermati in un piccolo villaggio sulla riva destra, Balmaha.
Abbiamo trascorso la mattinata passeggiando nella boscaglia tra alberi dall'aspetto magico, torrenti e l'incontro di un cerbiatto che ci osservava incuriosito da dietro un albero. Purtroppo non ho fatto in tempo a fotografarlo!
Poi non poteva mancare una camminata sul lago. Il tempo non era dei migliori e il lago appariva a tratti grigio e poi dorato quando il sole faceva capolino tra le nuvole.
Ma si sa ... dopo tanto moto l'appetito comincia a farsi sentire!
Abbiamo fatto tappa all' Oak Tree Inn. Avevo sentito molto parlare di questo ristorante e bed and breakfast attraverso le varie guide che avevo consultato e le ricerche sul web.
E già, in realtà abbiamo scelto di fermarci a Balmaha proprio per l'Oak Tree Inn!
Il locale è costruito accanto ad una quercia di ben 500 anni ed è gestito da Sandy e Lucy Fraser.
Si possono mangiare i migliori piatti della tradizione scozzese, preparati con gli ingredienti più freschi. In più c'è una particolarità: l' Atlantic Char. Si tratta di un pesce della famiglia dei salmoni, ma presenta anche le caratterisitche della trota. E' un pesce sia di acqua salata che di acqua dolce. Si trova nei laghi freddi e profondi della Scozia, ma anche in Scandinavia e in Siberia.
Insomma una vera novità per noi italiani.
Ovviamente non potevamo non sceglierlo nel nostro menu! Eccolo in tutta la sua bellezza!

L'Atlantic Char è risultato tenero e delicato, accompagnato da verdure fresche e cotto con semplicità e senza salsine che avrebbero impedito di "catturarne" il suo sapore e la sua freschezza.
E come dessert il mio dolce British preferito: il Banoffe Pie, sapientemente preparato dalle signore Fraser.

Il servizio è stato celere e i camerieri davvero gentili.
Abbiamo mangiato in una sala rivestita con legno di un vecchi olmo, al centro un bel camino.
Mi è venuta voglia di tornarci in inverno, magari quando fuori c'è la neve e il paesaggio cambia completamente, e trascorrere qualche giorno di relax davanti al camino acceso.
Chissà!

Oak Tree Inn
Balmaha
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mercoledì, settembre 12, 2007

La Glasgow di Charles Rennie Makintosh

Nei nostri 2 giorni trascorsi a Glasgow, abbiamo deciso di approfittare del momento del pranzo per fare visita a due delle opere dell'artista Charles Rennie Mackintosh.
Mackintosh fu un architetto e designer. Nacque a Glasgow nel 1868 e morì nel 1928.
Proveniva da una famiglia numerosa e cominciò la sua attività a 16 anni come assistente di un architetto. Contemporaneamente studiò alla Glasgow School of Art, dove incontrò colei che poi sarebbe diventata sua moglie, Margaret McDonald. La sua ispirazione proveniva dalla tradizione scozzese, mescolata con un pizzico di Art Nouveau e di stile giapponese.
Insieme alle sorelle Margaret e Frances McDonald e James Herbert McNair crearono uno stile innovativo che fu appunto definito "Glasgow Style".
Non possiamo dimenticare le sue famosissime sedie dal caratteristico schienale allungato e i motivi floreali, che abbiamo ritrovato in molte abitazioni della città.
Mackintosh progetto molti interni per la signora Kate Cranston, che fu sua benefattrice per un ventennio. Creò per lei anche gli interni di 2 sale da tè: le Willow Tea Rooms, che si trovano in Sauchiehall Street e Buchanan Street.
Così approfittando dell'appetito pomeridiano, ci siamo fermati per uno spuntino alla Willow Tea Room di Sauchiehall Street.
Fa un certo effetto degustare le specialità della sala da tè ( consiglio in particolare i dolci) in un ambiente che ricorda i primi anni del Novecento!
Le sedie, i tavoli e gli specchi compongono un ambiente elegante e rilassante dove trascorrere momenti piacevoli.
Il giorno seguente ci siamo spostati oltre il fiume e abbiamo fatto visita alla House of an Art Lover. Questo progetto fu presentato da Mackintosh nel 1901 per un concorso indetto in Germania, ma la sua realizzazione è avvenuta solo dopo la sua morte. La casa è stata aperta al pubblico nel 1996 nel parco di Bellahouston.
Gli ambienti risultano raffinati ed armonici, con fregi ispirati in modo particolare all' Art Nouveau. Gli arredamenti mostrano l'influenza giapponese.
Particolarmente delicato ed accogliente è il salotto dedicato a sua moglie, Margaret Mac Donald..

Dopo la visita abbiamo pranzato nel ristorante situato al piano inferiore, che si affaccia sul giardino fiorito.
Dopo la "zuppa del giorno" a base di verdure, io ho scelto "Trota con verdure"
e Pepper "Agnello stufato col bacon accompagnato da patate, lenticchie e fagiolini ".
E dopo pranzo... pronti per nuove avventure.
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